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Davvero anche se aumenta il fatturato può diminuire la liquidita’? E con la Banca?

Una piccola azienda metalmeccanica formata da 2 soci, 2 collaboratori ed un amministrativo part time, si è trovata negli ultimi mesi ad aumentare il fatturato in maniera importante per circa un 45% rispetto al precedente periodo. Per far fronte al picco di fatturato l’azienda ricorre ad assunzioni a tempo determinato ed a collaborazioni esterne.

Al continuare dell’aumento del volume d’affari , vengo chiamato dall’Amministratore che mi dice che,

anche se  l’azienda avesse incrementato il fatturato, non riesce a far fronte ai pagamenti dei fornitori cosa che prima, quando le cose andavano peggio, riusciva regolarmente a fare .

Dopo aver valutato la questione noto che l’azienda, che continuava ad avere tanto lavoro, era economicamente sana ed aveva margini economici buoni, anzi migliori degli anni passati.

L’impresa aveva il problema di non essere finanziata adeguatamente poichè aveva preso delle commesse con grandi imprese, che sicuramente avrebbero pagato, ma con tempi lunghi spesso superiori ai 120-150 giorni.

Da notare che la clientela avrebbe pagato esclusivamente con bonifico bancario perciò non si potevano fare ricevute bancarie per smobilizzare i crediti.

Una delle cose da fare subito era di andare in banca e provare a chiedere un finanziamento adeguato per finanziare lo sviluppo, ma la banca soprattutto in questi periodi di restrizione del credito, cosa chiede?

Rating Buoni, Patrimonializzazione dell’Azienda, Redditi passati adeguati , Garanzie, Garanzie e soprattutto Garanzie.

Ora, la piccola azienda, ha rating buoni cioè una buona valutazione per i dati aziendali e per il comportamento verso il sistema bancario, redditi non alti però accettabili, ma… non ha garanzie e non è capitalizzata.

Essere non capitalizzata significa che l’impresa ha un basso patrimonio netto dato dal basso capitale apportato dai soci e non ha riserve di utili significative degli anni precedenti, poiché in questo caso i guadagni sono stati distribuiti ai soci.

Il tutto si traduce con un capitale proprio molto inferiore all’indebitamento bancario ,quindi si ha un rapporto non proporzionato ai debiti che in passato l’azienda ha contratto con la banche.

Questo rapporto da me citato anche in altri post, è detto anche Debt Equity Ratio, che esprime il grado di indipendenza finanziaria dell’azienda dalle fonti esterne di finanziamento, si traduce con un rapporto tra Debiti verso terzi e Capitale Proprio o Capitale Netto.

Questo indice è da considerarsi buono quanto più si avvicina ad 1 – Per la realtà Italiana formata da piccole imprese è accettabile a mio giudizio sino ad un 5 anche se nei testi autorevoli è indicato che non dovrebbe superare il 3 o 4 .

Questa misurazione può anche essere effettuata dal reciproco del Debt/Equity cioè dal Grado di capitalizzazione cioè

(Capitale Proprio / Mezzi di Terzi ) x 100.

In questo caso se l’incidenza del capitale proprio è più alto del 66% , la struttura finanziaria è ottima. Se l’incidenza del capitale proprio è tra il 33% e il 66% la struttura finanziaria si può ritenere normale. Sotto il 33% , è insufficiente.
Nel nostro caso l’indice era sotto il 33% .

Comunque, per proseguire il racconto, la piccola società ha ricevuto il rifiuto della banca per finanziare il suo fabbisogno, nonostante ci fosse anche la possibilità di usufruire di una garanzia di un Consorzio Fidi .

Quale poteva essere la soluzione?

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La soluzione poteva essere la richiesta di fido per Anticipi su fatture. La banca però, ha posto la condizione che l’anticipo su fatture può essere fatto solo con notifica al cliente, il che significa in poche parole “Cessione del Credito“.

A questo punto poteva sembrare un’ottima soluzione ma c’era un grosso problema in agguato per l’impresa metalmeccanica :

le Grandi Imprese Clienti rifiutavano la cessione del credito.

Purtroppo come era prevedibile e ciò era anche scritto nelle clausole contrattuali, i clienti hanno negato tassativamente questa possibilità.

Cosa ha dovuto fare la piccola impresa?

Nonostante che la Ditta non si darà per vinta finchè non riuscirà ad ottenere altro credito in altre banche, come prima soluzione, ha dovuto sospendere e rinviare tutti i pagamenti che cercherà di onorare appena incassato i crediti.

In attesa dei futuri sviluppi , è risultato comunque fontamentale che i soci hanno capito che è vitale, per prevedere il futuro fabbisogno di liquidità, adottare costantemente sistemi di pianificazione economica- finanziaria.

Morale della Storia :

Pur sembrando poco logico, nelle aziende, molto spesso la liquidità diminuisce con l’aumentare del fatturato.

Spesso i crediti verso clienti non vengono riscossi nelle tempistiche giuste o addirittura non saldati con la prontezza occorrente a pagare i debiti verso fornitori.

La redditività si riduce con l’assunzione di altro personale . Occorre altro spazio per la struttura, ed aumentano i costi fissi.

Quindi chi punta all’aumento dei fatturati dovrebbe tenere sotto controllo lo sviluppo dell’azienda tramite piani finanziari e budget.

Occorre stare attenti ai finanziamenti per l’espansione cioè non si dovrebbe mai, a mio avviso, pensare di pagare i debiti con i fatturati sperati.

Se non hai le opportune risorse alle spalle ,nel caso in cui gli incassi non vanno come pensavi, dopo sono “dolori”.

 

 

Nei momenti di “Vacche Grasse “ occorre cercare di capitalizzarsi il più adeguatamente possibile, inoltre quando si prendono contratti che non sono smobilizzabili, occorre finanziarsi adeguatamente e per tempo con forme alternative.

E Tu cosa ne pensi?

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Patrizio Gatti

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