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Crescita aziendale? Pianificare anche le richieste di finanziamento bancario

Sempre per rimanere in tema di affidamenti bancari e dell’importanza della pianificazione nel gestirli  mi ricollego all’articolo Fido di conto corrente?Crisi di Liquidità? Muoversi Con Attenzione!!!

ed inserisco in questo post  un’altra storia.

crescita-aziendale-pianificazione

L’episodio che vado a raccontare si riferisce a realtà  ma serve semplicemente per arrivare alla questione che la crescita aziendale va finanziata bene.

Nel giugno 2008  intravedendo la crescita dell’azienda di un mio cliente gli dico che sarebbe opportuno  andare a  chiedere un aumento dei fidi  commerciali (anticipi su fatture e ricevute bancarie) alla propria banca o meglio sarebbe aprire  il conto corrente in un altro Istituto di credito  in maniera tale da dividere  il rischio anche per non dipendere solo dalle decisioni di un Istituto bancario.

Il cliente titolare di una piccola impresa individuale estremamente affidabile, è titubante in quanto non  vuole gestire 2 banche e continua per la sua strada  con un solo Istituto il quale gli concede un piccolo aumento di fido secondo me poco significativo per la futura copertura del suo fabbisogno.

Nel Settembre 2008 ribadisco il concetto, ma ecco che nel dicembre 2008 il mio cliente si ritrova che non ha i soldi per prendere lo stipendio e pagare i fornitori poiché a sua volta primari clienti che sino a poco tempo prima, (prima della cosiddetta CRISI), pagavano con puntualità ora  per vari motivi ritardano a pagare. Poiché il mio cliente non ha richiesto adeguati fidi ora si ritrova a dover chiedere per favore alla sua banca di anticipargli le ricevute bancarie extra fido.

Ok, VA BENE! Ma questo cosa comporta, vuol dire che la sua Banca è brava???

Certo!!!!  I funzionari sono  più che disponibili e gentili e senza dubbio, ma se un fido non è autorizzato e si va extra fido anche per qualche giorno, viene applicato un tasso superiore e l’impresa si ritrova dei costi in più non previsti.
Per esempio si può passare da un 7% ad  un 10-11-12%, ed il costo grosso è la Commissione di Massimo Scoperto che passa magari da un 0,25% a un 1%  il che si traduce in centinaia di euro a seconda del saldo scoperto  da pagare in più di quanto si sarebbe pagato se il tutto fosse stato preventivamente autorizzato.

Comunque, per concludere la storia, nel mese di gennaio è stato dato l’incarico all’ impiegata amministrativa della piccola impresa di fare in maniera di aprire un altro rapporto di affidamento bancario.

Il messaggio che vorrei arrivasse è dunque che i fidi bancari dovrebbero avere un  utilizzo pianificato, ed il tutto dovrebbe andare di pari passo con la crescita aziendale.

Fammi sapere le tue impressioni…

A Cura di Patrizio Gatti


Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

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Crisi del credito-Frenano i finanziamenti-il Credit Crunch c'e'!!

Ieri mi è arrivata una e-mail che mi diceva  in sostanza : “ Siamo una piccola azienda non ci danno i soldi in banca cosa dobbiamo fare? Ci parlano di riduzione delle concessioni di prestito e’ vero o è una scusa ?”

E’ chiaro che purtroppo non   posso dare consigli senza conoscere dettagliatamente la situazione quindi in casi particolari invito ad una maggiore precisione  utilizzando anche il modulo dei contatti.

Rimango naturalmente, e più che volentieri a disposizione per conoscerci reciprocamente dopo un primo contatto tramite e mail anche tramite Skype.

Ritornando all’articolo  Purtroppo Ti mettiamo davanti una realtà contrastata cioè  che effettivamente sembrerebbe esserci  Il Credit Crunch ovvero il taglio del credito bancario?

credit-crunch


Sicuramente i dati non possono essere negati e  per questo ho preso alcune notizie  ANSA  che parlano chiaro .

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(ANSA) – ROMA, 7 FEB
Confartigianato, e’ allarme credito Aumentano da banche richieste ingiustificate rientro prestiti

– La crisi del credito sta strangolando le imprese, piccole e grandi, in Italia. E’ l’allarme lanciato dalla Confartigianato. Che ha elaborato uno studio su dati Banca d’Italia, Bce, Abi e Istat, da cui emerge che la crisi costa 12,5 miliardi l’anno alle imprese, in maggiori interessi imposti agli imprenditori rispetto al calo del tasso di riferimento. Inoltre, tra novembre 2007 e novembre 2008 i prestiti delle banche alle imprese individuali sono diminuiti del 2,6%.

Fonte : http://www.ansa.it

07-02- 2009– 11:34 Censis: per le famiglie +24 mld Maggiore disponibilita’ per calo rate mutui e prezzi energia (ANSA)
Nel 2009 le famiglie italiane avranno a disposizione +24 mld grazie al calo delle rate dei mutui e dei costi dell’energia. Questa maggiore disponibilita’ potrebbe non significare una conseguente ripresa dei consumi: secondo il Censis infatti i consumatori sembrano ancora incerti su come orientare questa maggior disponibilita’ di denaro.
Intanto sotto il peso della crisi le banche frenano i prestiti e a farne le spese sono soprattutto le pmi e le famiglie.

Fonte :http://www.ansa.it/

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Concludo con una considerazione presa da un articolo uscito sul sito http://www.ilsole24ore.com

Lo dice Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit che dice parlando della funzione delle banche.:

«Siamo come le industrie farmaceutiche, solo che non c’è il dottore che prescrive il prodotto e siamo noi stessi che abbiamo anche questo ruolo». «Qualsiasi prodotto una banca vende, sta vendendo del rischi”

rinascita-dalla-crisi1

E intanto chi ha i debiti tribola a pagarli e chi ha i soldi non sa come investirli,

in ogni caso pensando sempre e comunque in positivo si risalira’ e si uscira’ tutti sicuramente da questa “agonia “.


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Fido di Conto corrente? Crisi di Liquidita' ? Muoversi con attenzione!!!

Voglio raccontarti una storia per introdurre una problematica che in questi periodi di restrizione del crediti si fa anche più sentire anche se in articoli con casistiche simili avevo già affrontato l’argomento.

contrazione-credito-bancario

Verso la fine del 2006 vengo presentato a 2 titolari di una piccola attività, marito e moglie.

Il problema era che le banche non gli davano più fido di quanto già concesso, anzi queste stavano richiedendo il rientro. In poche parole la piccola impresa era in grave crisi di liquidità.

La mia consulenza continuativa si è protratta ,come da preventivo, per circa 1 anno.
I risultati sono stati molto buoni, poiché dopo anni di perdita che hanno portato la piccola azienda ad una pesante situazione finanziaria, nel 2007 l’azienda è andata in utile e nel 2008 ha continuato ad essere in utile ed in miglioramento.

Le ricette sono state la diminuzione delle scorte, maggiore attenzione agli acquisti, previsioni finanziarie e controllo con budget per i costi e il tutto col mantenimento dei ricavi previsti.
Il tutto naturalmente è stato seguito nei minimi dettagli e proporzionato alle dimensioni aziendali.

Terminato il mio periodo di consulenza previsto, il titolare, persona estremamente corretta, che comunque non poteva sempre pagare nei tempi giusti, mi dice che non sopporta l’idea di avere un debito nei miei confronti e in ogni caso mi conferma che periodicamente mi avrebbe chiamato per verificare se tutto stava funzionando come da programmi.

Io ero d’accordo con lui poiché avere dei crediti vecchi da riscuotere mi metteva a disagio.
Avrei potuto anche prenderla come un pretesto da parte del cliente per svincolarsi della mia consulenza ma gli ho voluto credere, non avendo motivo di dubitare dei risultati positivi.

Periodicamente sono stato chiamato a controllare ciò che veniva fatto e per mia soddisfazione ciò che avevamo pianificato stava avvenendo.

Le banche che fino a poco tempo prima gli avevano chiuso le porte, cominciavano a riaprirle anche se a piccoli passi.

Nel 2008 continuo sistematicamente ad andare dall’ex cliente, ormai amico a dare sporadicamente dei miei pareri e a visionare i bilanci periodici che gli stampa il suo commercialista .

Nel novembre  2008 il Titolare mi chiama e mi dice:
“Lo sai che la Banca alla quale mi sono rivolto per una richiesta di aumento fido mi ha proposto di fare un finanziamento per il totale rimborsabile in 3 anni?”

A quel punto io dico:
“Per forza sei stato per troppo tempo sopra 80% di utilizzo del fido accordato e loro ti vogliono dare un finanziamento più adeguato”.

Andiamo in banca, ed in effetti scopo della Banca era chiudere lo scoperto di conto continuando col rapporto dandogli un finanziamento più adeguato, poichè il cliente anche se, sempre nei fidi accordati, è sempre stato vicino all’utilizzo del tetto massimo e non riesce a scendere.

A quel punto nel colloquio con il Direttore una volta appreso le intenzioni dell’Istituto Bancario noi abbiamo presentato la ns. controproposta……

Morale del racconto:

Già in altri miei racconti il finale è stato grossomodo questo ,ma simile realtà è più che mai attuale:

* E’ sempre più difficile ottenere scoperti di conto

* Occorre fare attenzione a non stare troppo tempo al massimo di utilizzo del fido senza muoversi poiché ormai questa forma di finanziamento è sempre meno gradita agli Istituti di Credito.

finanziamenti-fidi-bancari
* Lo scoperto di conto dovrebbe servire quasi esclusivamente a far fronte a temporanee necessità di cassa. Se stai sempre utilizzando il fido di conto corrente significa con molta probabilità che difficilmente riesci a rientrare dello scoperto quindi presumibilmente non è la forma di finanziamento più adatta . Nel caso in esame, la banca ha proposto un finanziamento rimborsabile poiché cominciavano a vedersi gli utili infatti gli anni precedenti sarebbe stato improponibile .

Alla fine poi questa operazione è anche un buon consiglio e da un punto di vista economico al cliente conviene perché sicuramente i tassi sono migliori dei finanziamenti a breve termine.

Per le imprese lo scoperto di conto è importante per avere un polmone finanziario, il consiglio è però di farlo nelle proporzioni giuste e pianificare bene le entrate e le uscite.

Se hai provato cosa vuol dire stare scoperto di conto probabilmente so bene quale potrebbe essere le tua obiezioni, le conosco sia come cliente bancario sia come consulente di aziende.

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A Cura di Patrizio Gatti
Consulente di direzione aziendale
Autore di “Amministrare l’Azienda”

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Bonus del 55% per il risparmio energetico sino a tutto il 2010

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Riprendiamo un argomento molto interessante trattato nel post precedente .

Confermato anche quest’ anno e per tutto il 2010 il bonus del 55% per il risparmio energetico.
Unica differenza è che per le spese sostenute dal 1 gennaio 2009 la detrazione andrà ripartita in cinque anni, anziché in tre o dieci.
Una rigidità questa che, come è facile comprendere, in rari casi, potrà danneggiare i beneficiari.

Molti contribuenti, con il regime precedente, sceglievano la rateazione in tre anni per sfruttare al massimo la detrazione.

Ma per gli interventi più costosi, o per chi aveva redditi molto bassi, poteva essere più vantaggioso spalmare il bonus su dieci annualità.

Ora questa pianificazione “a lungo” dello sconto non è più possibile e  potrebbe portare problemi ai soggetti cosiddetti “incapienti fiscalmente” cioè con un’ imposta dovuta  più piccola della detrazione.

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In questo caso la parte di bonus che non si riesce a recuperare in sede di dichiarazione dei redditi andrà persa e non potrà essere portata a scorporo degli anni successivi.

Per ovviare ad una situazione di questo tipo è consigliabile  spalmare la detrazione tra più soggetti, ad esempio i due coniugi, in modo che ciascuno nella propria dichiarazione dei redditi potrà ottenere il massimo del beneficio.
L’altra novità riguarda la comunicazione che il contribuente deve fare all’agenzia delle Entrate. I termini e le modalità di come effettuarla saranno stabiliti da un provvedimento che verrà diffuso entro il 28 febbraio.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com

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Fotovoltaico – Finanziamenti per Energie Rinnovabili

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Tra le fonti di energia rinnovabili quella solare è indubbiamente la più importante e su cui si concentra maggiormente la ricerca.

Ciò e dovuto al fatto che trasformare l’ energia solare in energia elettrica e calore è estremamente vantaggioso in termini sociali, ambientali ed economici.
L’ energia solare fotovoltaica è una fonte inesauribile di energia pulita, completamente gratuita che permette di produrre elettricità secondo le proprie esigenze con costi di manutenzione minimi e soprattutto un impatto ambientale quasi nullo.
Unico svantaggio è il costo iniziale che ricade completamente sul consumatore finale. Fortunatamente i governi più avveduti, a seguito degli accordi di Kyoto, hanno legiferato a favore dello sviluppo del fotovoltaico compensando con incentivazioni gli svantaggi iniziali.
In Italia periodicamente vengono emessi bandi a livello regionale, provinciale o comunale  che danno la possibilità di finanziare il 20-30% dell’ investimento con contributi a fondo perduto. A livello statale il sistema di incentivazione è il Conto Energia.
Si tratta di un sistema di incentivazione alla produzione di energia elettrica che se immessa nella rete nazionale viene retribuita o, se autoconsumata , viene scalata dalla propria bolletta conseguendo un guadagno pari alla differenza tra costo al dettaglio del KWh e quello all’ingrosso.
Non meno importanti sono gli incentivi derivanti dalla Finanziaria 2008 che prevede una detrazione del 55% ripartibile in 3 anni dei costi sostenuti per il fotovoltaico e i benefici derivanti dall’ applicazione di un’ IVA agevolata del 10% anziché del 20% per gli impianti solari termici

fotovoltaico-finanziamenti-agevolati

In relazione all’efficienza energetica ecco che elenco un bando emanato dal

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per il finanziamento di progetti di ricerca finalizzati ad interventi di efficienza energetica e all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in aree urbane, per il quale sono stati stanziati € 10.000.000,00.

BENEFICIARI
Possono presentare domanda di contributo imprese associate, anche in forma temporanea. L’associazione deve comprendere enti pubblici di ricerca la cui quota di partecipazione non sia superiore al 50%.

COSTI AMMISSIBILI
a.    Spese per ricercatori o esperti in materia per la definizione del progetto;
b.    fornitura di software, hardware e strumentazioni di misura strettamente necessari all’ ottenimento dei risultati;
c.    competenze tecnico-scientifiche per lo sviluppo della ricerca;
d.    competenze per la valutazione dell’ impatto potenziale, in termini energetici, ambientali e di incremento della qualità dell’ ambiente urbano;
e.    realizzazione di prototipi;
f.      campagne di diffusione dei risultati,

Il costo complessivo di ogni singolo progetto presentato dovrà essere non inferiore a 300.000 Euro e non superiore a 3.000.000 Euro.

La dura del progetto di ricerca dovrà essere non inferiore ai 12 mesi e non superiore ai 24 mesi.

La scadenza è quella del termine delle risorse messe a disposizione, verranno ammesse all’istruttoria le domande che risultano spedite a partire dalla data di pubblicazione del comunicato del Bando in Gazzetta Ufficiale (23 dicembre u.s.) per un periodo non superiore a cinque mesi.

Per le modalità consigliamo di verificare direttamente nel sito del ministero o di contattarci tramite il ns. form

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Saranno le Imprese femminili a farci superare la crisi ??

 

Saranno le aziende guidate da donne a farci superare la crisi?

 

“Ogni volta che si è sull’ orlo del precipizio, arrivano le donne che sanno come fare quadrare i bilanci” (Lina Sotis).

Il “boom” delle imprese al femminile che ha caratterizzato gli ultimi 5 anni ha subito un netto rallentamento ma il trend resta comunque positivo.

 

In un solo anno sono nate 5.523 imprese femminili portando il numero complessivo a 1.243.824 aziende attive. Un aumento certo non vistoso (+0,45 per cento) che tuttavia spicca se paragonato all’ immobilità del tessuto imprenditoriale del Paese.

In altre parole grazie alle donne il saldo segna zero, senza di loro sarebbe stato negativo.

Questo è quanto emerge dall’ Osservatorio dell’ Imprenditoria femminile sui dati forniti da Infocamere relativi al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Molte le novità.azienda-impresa-femminile


La forma giuridica scelta dalle neo imprenditrici presenta forti trasformazioni: si favoriscono le società di capitale, di persone, cooperative e consorzi, rispetto alle imprese individuali che restano comunque di gran lunga le più diffuse, almeno in Italia.


Cambia anche il profilo settoriale: donne sempre più alla conquista di settori produttivi fino ad oggi di tradizionale competenza maschile. Si riduce il numero delle aziende nell’ agricoltura e nel commercio mentre sempre più dinamico si rivela il settore dei servizi alle imprese, ovvero attività immobiliari, noleggio, ricerca, informatica oltre ai mercati delle costruzioni e dei trasporti.


Ma e’ soprattutto il contributo dell’immigrazione la vera sorpresa nell’imprenditoria femminile degli ultimi dodici mesi. Ben il 71 per cento (pari a 3.921 unita’) e’ costituito da iniziative imprenditoriali di tipo individuale con a capo una donna extra-comunitaria.


Escludendo la nazionalita’ svizzera, per evidenti legami di vicinanza con l’Italia, le nazionalita’ piu’ rappresentate tra le donne titolari d’impresa sono quella cinese, marocchina e nigeriana.


La concentrazione maggiore si registra in termini assoluti in Lombardia, ma è la Toscana che ospita il numero più elevato di imprenditrici immigrate in proporzione al numero di imprese individuali residenti. Il record provinciale va a Prato, dove oltre un’ impresa ogni 4 ha una titolare straniera.


Altro dato significativo è l’ aumento delle donne nella cosiddetta “stanza dei bottoni”……

I dati sono buoni e incoraggianti, la crescita delle donne alla dirigenza di imprese rappresenta non soltanto un fatto economico nuovo, ma tende a cambiare gli scenari socio-culturali del nostro paese, da sempre guidato dagli ‘uomini’.

Addio cravatte e benvenuti tacchi a spillo.

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Impresa femminile? Vantaggi anche se c’è crisi?

Aziende al Femminile? Maggiore difficoltà per accedere al credito

Imprese in rosa – Aziende gestite da donne (introduzione)

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Impresa femminile? Vantaggi anche se c'è crisi?

azienda-impresa-femminileLe difficoltà che le Piccole e Medie Imprese incontrano nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie per l’ avvio e lo sviluppo dell’ attività sono molteplici: dimensione aziendale ridotta, rigidità nell’ ottenere finanziamenti, limitata innovazione, sottocapitalizzazione, ecc.

Tra le possibili soluzioni che si possono individuare vi è quella di ricorrere alla Finanza Agevolata.

Quando si inizia una nuova attività, oggi più che mai, è fondamentale verificare quali tipi di agevolazioni sono disponibili  e quali sono le forme giuridiche privilegiate. Anche se non è possibile generalizzare, possiamo domandarci perché un’ impresa che intende costituirsi ex-novo dovrebbe privilegiare forme giuridiche a prevalente composizione (partecipazione) femminile?

La risposta potrebbe essere per non precludersi la possibilità di accedere a bandi pubblici di finanziamento. Negli ultimi anni infatti la tendenza, sia a livello nazionale che europeo, è quella di tutelare e promuovere le donne e i giovani, che rappresentano un’ enorme potenzialità per lo sviluppo economico.
Frequenti sono i bandi per incentivare l’ imprenditoria femminile, azioni volte a incoraggiare la costituzione di nuove attività o a innovare quelle preesistenti, e l’ imprenditoria giovanile, azioni idonee ad incrementare l’ inserimento dei giovani nel mondo imprenditoriale e del lavoro in genere.
In concreto per esempio, negli ultimi bandi emanati dalla Regione Toscana troviamo tra i criteri di valutazione sia la componente femminile che quella giovanile.

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Si pensi, per esempio, al bando sui “ Contributi a progetti d’ investimento delle imprese cooperative” (annualità 2008) dove ai fini della graduatoria i progetti presentati da cooperative la cui compagine sociale è costituita per almeno il 50% da donne o da giovani sotto i 35 anni prendono un punto in più.

Quindi potrebbe essere interessante valutare attentamente fin dall’ inizio quale tipo di società è conveniente costituire.

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Imprese in rosa – Aziende gestite da donne (introduzione)

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Imprese in rosa – Aziende gestite da donne (introduzione)

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Imprese gestite da donne o in cui le donne ricoprono cariche manageriali di rilievo sono oggi una realtà diffusa e in continua crescita.

E’ generalmente riconosciuto come le donne abbiano innata capacità gestionale, spiccato senso di praticità, intuito e creatività….vere e proprie risorse nell’ attuale mondo del lavoro.

Tutto ciò non è però sufficiente!

Oggi un’ impresa vincente ha bisogno più che mai di informazione, formazione e finanziamenti. Non basta avere qualità intrinseche e buone idee.
Parlando di imprese femminili, è importante darne una chiara connotazione. Non esiste una definizione univoca.  In generale, possiamo dire che un’ impresa può essere definita femminile, quando:

–    si ha un’ impresa individuale e il titolare è una donna;
–    si hanno società di persone e società cooperative in cui il numero di donne socie rappresenta almeno il 60% dei componenti la compagine sociale, indipendentemente dalle quote di capitale detenute;
–    si hanno società di capitali in cui le donne detengono almeno i 2/3 delle quote di capitale e costituiscono almeno i 2/3 del totale dei componenti dell’ organo di amministrazione.

Sotto il profilo della forma giuridica la ditta individuale rimane preponderante ( vuoi per paura di esporsi troppo vuoi per la tipica concretezza femminile) anche se recentemente la tendenza è quella di andare verso forme più moderne e organizzate come quella della società di capitali.
imprenditoria-femminile1 Le donne che intendono avviare un’ attività si trovano spesso di fronte ad ostacoli che nella maggior parte dei casi disincentivano: difficoltà a presentare garanzie, difficoltà ad accedere alle informazioni, difficoltà nei rapporti col mercato e con la burocrazia, difficoltà nel conciliare il lavoro con la vita familiare ma una delle  difficoltà maggiori consiste nell’ accesso al credito.

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Aziende al Femminile? Maggiore difficoltà per accedere al credito

Da uno spunto che mi è capitato in un caso reale ,parlando con la mia collega  Dott.ssa Alessandra Gervasi  le ho suggerito di occuparsi di una serie di articoli sull’imprenditoria femminile e Lei ha risposto devo dire con molto entusiasmo ; ed ecco cosa ci ha preparato . Buona Lettura

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imprenditoria-femminile-imprese

Difficoltà di accedere al credito per l’imprenditoria Femminile

E’ noto come, soprattutto nella fase di avvio dell’ attività, sia indispensabile il reperimento di risorse finanziarie.

Dovendo rivolgersi ad un istituto di credito le imprenditrici donne incontrano maggiori ostacoli e, nell’ ipotesi fortunata in cui il finanziamento viene concesso, pagano un tasso di interesse più alto rispetto alle imprese che hanno come titolare un uomo.

Perché questo differenziale dei tassi di interesse? O meglio perché questa discriminazione?
Da una recente indagine ,condotta da Francesca Lotti e Paolo Emilio Mistrulli nel luglio 2008 ,su un campione  di 150 mila piccole imprese per un totale di fidi bancari pari a circa 1 milione di Euro emergono questi risultati a dir stupefacenti.
Sarà forse che le imprese guidate da donne hanno un tasso di rischio maggiore rispetto a quelle guidate da uomini? No, è un semplice luogo comune: le imprese femminili falliscono infatti meno di quelle maschili.

Dipenderà forse dal tipo di attività svolte o dalla collocazione geografica delle imprese?

No: i differenziali sono uniformemente diffusi in tutto il paese, da nord a sud, indipendentemente dal settore di attività.

E’ allora possibile che questa differenza di tassi sia riconducibile ad un effetto indiretto della legge sul fallimento?

Fino al 2006  la legge sul fallimento impediva agli imprenditori falliti di avviare una nuova attività per un periodo di 5 anni. Poteva quindi accadere che l’ imprenditore con un procedimento fallimentare in corso iniziasse una nuova attività servendosi di un “prestanome”, di solito un parente donna, e quindi l’ impresa, solo in apparenza femminile, potesse pagare tassi più alti per aver inglobato il profilo imprenditoriale del fallito.

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In realtà anche questo fenomeno non è stato così diffuso da motivare il differenziale dei tassi.

Un’ ultima considerazione riguarda l’ ipotesi in cui la banca richieda garanzie esterne. Se una donna presenta un garante uomo le condizioni applicate sono migliori: è un segnale di affidabilità.

Se al contrario l’ impresa femminile è garantita da un’ altra donna per la banca il rischio è maggiore e di conseguenza i tassi sono molto più alti.

Per assurdo una donna garantita da un’ altra donna sembrerebbe rappresentare  per la banca il cliente in assoluto peggiore.

Tutto questo solo per il fatto di essere donna!!!??.

“Fonte: studio condotto da Francesca Lotti e Paolo Emilio Mistrulli, luglio 2008.)”

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Sviluppo sostenibile- Quali incentivi ???(introduzione)

Parliamo oltre che di controllo gestionale per le aziende anche di energia e soprattutto a me interessa inoltrarci in ciò che sono gli incentivi e finanziamenti per questa importante materia  .

energia-fotovoltaico

Solo da alcuni anni si è iniziato a parlare di Sviluppo Sostenibile, ma cosa si intende esattamente per Sviluppo Sostenibile e soprattutto come siamo arrivati a questo concetto?
Per migliaia di anni l’ uomo ha dovuto modificare l’ ambiente circostante per creare uno spazio adeguato in cui vivere, quella che potremmo definire una correlazione inversa tra l’ uomo e l’ ambiente naturale. Solo nella seconda metà del novecento con l’ emergere dei gravi fenomeni di inquinamento globale come l’ effetto serra e il buco dell’ ozono, e la scarsità delle risorse si è arrivati al concetto di Sviluppo Sostenibile.
Il mondo è cambiato, le esigenze dell’ uomo sono cambiate e anche il concetto di sviluppo è cambiato.

Lo Sviluppo Sostenibile è “uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie”. Non si tratta come molti credono, di una negazione della crescita bensì di una crescita economica rispettosa dei limiti ambientali.

Da qui la necessità di sviluppare fonti di energia rinnovabili. Investire in energie alternative è diventata oggi una necessità non solo perché le fonti tradizionali, petrolio, carbone ecc, sono in via di esaurimento ma soprattutto perché l’ inquinamento che deriva dalla loro combustione sta rovinando il pianeta, rendendolo invivibile.
Il perché utilizzare le fonti rinnovabili è molto semplice.  Le fonti rinnovabili per loro caratteristica intrinseca sono inesauribili, non inquinano, fanno risparmiare e per di più attualmente sono incentivate in varie forme sia dallo Stato che dagli enti locali.
L’ Italia si sta muovendo in questa direzione solo in questi ultimi anni e si trova indietro rispetto ad altri paesi europei che hanno colto il problema molto prima.
Tale ritardo è stato provocato dal generale disinteresse della politica italiana nei confronti delle fonti rinnovabili e dello sviluppo sostenibile, che non ha sviluppato adeguati meccanismi di incentivazione.

Basti pensare che l’ Italia che è definita  il “Paese del sole” nello sfruttamento dell’ energia solare si vede superata da paesi che si trovano più a nord con un’ insolazione nettamente inferiore come ad esempio Germania e Svezia che hanno fatto del risparmio energetico un cavallo di battaglia grazie soprattutto ad una politica di forti incentivi.

A cura di Dott.ssa Alessandra Gervasi
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