Blog

Come controllare le condizioni per fare sentire “sotto esame” il funzionario bancario

Come fare sentire “sotto esame” il funzionario bancario

Articolo di Patrizio Gatti tratto dal blog www.GiacomoBruno.it

Nel marzo 2008 mi sono trovato con un cliente che mi ha conferito l’incarico di controllare le trattative bancarie, di fronte ad una impiegata di un Istituto di Credito che aveva il compito di seguire le imprese.
Le ho fatto notare che le condizioni che applicavano all’impresa in questione erano troppo alte chiedendole di verificare la possibilità di un rimborso sulle condizioni passate.
La Sua risposta è stata che per il passato sarà difficile riottenere qualcosa e se comunque il mio cliente aveva visto che non le venivano applicate le condizioni trattate e non andavano bene avrebbe dovuto farlo presente un po’ prima .

Conoscendo la potenzialità del mio cliente le ho letto le condizioni che ci applicano in altri istituti chiedendole di verificare se anche la loro banca voleva adeguarsi oppure nostro malgrado saremmo stati costretti a spostare il lavoro da altre parti .

Come quasi per miracolo dopo aver sentito i suoi superiori ci è stato comunicato che saranno applicate le condizioni molto più favorevoli .

Morale della storia :
E’ evidente che con aziende che hanno il rating (valutazione) molto buono hai molto potere di negoziazione ed è quindi più semplice ottenere buone trattative.

Questo è solo un esempio tra i tanti che mi capitano nel mio lavoro e quello che ne viene fuori è che il metodo di comportamento nei confronti del Bancario di riferimento ora ce lo dovrebbe suggerire il nostro punteggio, cioè non possiamo pretendere ottime condizioni se abbiamo una valutazione di rating poco soddisfacente.

Imparare a conoscere il rating significa anche imparare a conoscere fino a dove si può arrivare in termini di condizioni.
Non aspettare gli estratti conto per scoprire che la Banca ti sta applicando dei tassi o spese troppo alte.

Incontra periodicamente o telefona al funzionario bancario di riferimento e fallo sentire “amichevolmente” sotto esame come lui ti farebbe sentire nel caso di un tuo sconfinamento dal fido di conto corrente .

A Cura di Patrizio Gatti
Autore di “Amministrare l’Azienda

Read More

Nei settori tradizionali la liquidita' diminuisce con l’aumentare del fatturato? E' vero?

Come è possibile che nei settori tradizionali la liquidità diminuisce con l’aumentare del fatturato?Articolo di Patrizio Gatti tratto dal blog www.GiacomoBruno.it

Pur sembrando illogico, nei settori tradizionali, molto spesso la liquidità diminuisce con l’aumentare del fatturato.

Spesso i crediti verso clienti non vengono riscossi nelle tempistiche giuste o addirittura non saldati con la prontezza occorrente a pagare i debiti verso fornitori.

La redditività si riduce con l’assunzione di altro personale . Occorre altro spazio per la struttura, ed aumentano i costi fissi.
Quindi chi punta all’aumento dei fatturati dovrebbe tenere sotto controllo lo sviluppo dell’azienda tramite piani finanziari e budget.

Occorre stare attenti ai finanziamenti per l’espansione cioè non si dovrebbe mai, a mio avviso, pensare di pagare i debiti con i fatturati sperati

Se non hai le giuste risorse alle spalle nel caso in cui gli incassi non vanno come pensavi, dopo sono “dolori”. Io sono particolarmente fissato con la liquidità aziendale per me è un aspetto che un imprenditore deve curare molto attentamente.

E’ inutile lavorare tanto e non incassare o incassare male, o è un peccato andare a pagare troppi interessi alle banche poiché non è stata gestita bene la parte finanziaria.

Certo, come affrontato anche nell’Ebook “Amministrare l’Azienda”, questa affermazione può essere in parte smentita da chi ha completamente un business online dove i costi generalmente sono inferiori a quelli di un’azienda operante nei settori tradizionali e gli incassi vengono fatti prima di dare il prodotto servizio.

E tu cosa ne pensi?
A presto…

A Cura di Patrizio Gatti
Autore di Amministrare l’Azienda


Read More

Amministrare l'Azienda -il mio ebook su Autostima.net

L’8 luglio 2008 sarà pubblicato il mio ebook “Amministrare l’Azienda ” da Bruno Editore – Autostima.net il più grosso editore online italiano di ebook .

amministrare-azienda-ebook

L’Ebook è stato pensato per chi intende iniziare una attività , all’imprenditore che vuole avere una guida veloce all’impiegato che vuole avere una base per il controllo aziendale ed anche ad un neo laureato con un ottima preparazione teorica ma non pratica .

Vedrai come pianificare i movimenti bancari , la gestione dei finanziamenti, e come impostare un primo controllo di budget economico, il punto di pareggio e a cosa serve.

Non si tratta di teoria ma vengono anche fatti esempi concreti. Forse è meglio che ti lascio alla pagina di presentazione

Clicca qui per conoscere maggiori dettagli

Read More

Deducibilita' degli interessi passivi alla luce della Finanziaria 2008

La Finanziaria 2008 pur diminuendo l’ aliquota IRES dal 33% al 27,5% ha introdotto importanti modifiche al calcolo della base imponibile tra cui quella riguardante gli interessi passivi.

I soggetti coinvolti in questo nuovo meccanismo sono soltanto le società di capitali escluse banche e società finanziarie.

Secondo le nuove regole gli interessi passivi sono interamente deducibili fino a concorrenza degli interessi attivi e altri proventi equiparati.

L’eventuale eccedenza è deducibile nel limite del 30% del risultato operativo lordo della gestione caratteristica (ROL).

Per risultato operativo lordo della gestione caratteristica si intende la differenza tra il valore della produzione e i costi della produzione. Gli interessi passivi che, in seguito al calcolo sopra illustrato sono indeducibili, possono essere rinviati ai periodi d’imposta successivi.

Anche per gli interessi passivi rinviati al futuro si applica la regola che l’eccedenza degli interessi passivi su quelli attivi non deve superare il 30% del risultato operativo lordo.

La nuova regola si applica a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2007.

Tuttavia la Finanziaria prevede delle particolari agevolazioni per primi due anni di applicazione delle nuove disposizioni:

primo anno di applicazione: il limite di deducibilità è incrementato di 5.000 euro

secondo anno di applicazione: il limite di deducibilità è incrementato di 10.000 euro

regime di deducibilità degli interessi passivi ha evidenziato una forte penalizzazione per le imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, che generalmente hanno scarsa liquidità e ricorrono frequentemente al credito bancario per i loro investimenti.

Di fatto questa importante novità non tiene conto della reale situazione economica – finanziaria del nostro Paese in quanto un’ impresa che si trova in una situazione di indebitamento non solo deve sostenere rilevanti interessi passivi ma non beneficia neppure dell’ alleggerimento della pressione fiscale attraverso la riduzione dell’ aliquota IRES che addirittura aumenta.

Read More

IL CONTROLLO DI GESTIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il decreto legislativo 267/2000 è il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali e codicizza la decennale opera del legislatore iniziata con la legge 142 del 8 giugno 1990

Particolare attenzione è rivolta al controllo di gestione quale strumento in grado di garantire

1. la realizzazione degli obiettivi programmati;

2. la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche;

3. l’imparzialità ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione (P.A.);

4. la trasparenza dell’azione amministrativa.

Il controllo di gestione è definito:

la procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l’analisi delle risorse acquisite e della comparazione tra i costi e la quantità e qualità dei servizi offerti, la funzionalità dell’organizzazione dell’ente, l’efficacia, l’efficienza ed il livello di economicità nell’attività di realizzazione dei predetti obiettivi.” (art. 196, comma 2, T.U.E.L. 267/2000).

E’ utile ricordare cosa si intende per efficacia, efficienza ed economicità (3E):

1. efficacia: esprime il rapporto fra il prodotto di una determinata attività e l’obiettivo assegnato sia dal punto di vista qualitativo e quantitativo, che dal punto di vista temporale;

2. efficienza: esprime il rapporto fra il costo (risorse consumate ovvero input) ed il prodotto di una determinata attività (output);

3. economicità: esprime il grado di copertura dei costi di gestione per ogni singolo servizio attraverso un determinato ammontare di proventi generati dal servizio stesso.

La realizzazione avviene in 3 fasi:

1. elaborazione di un piano degli obiettivi;

2. rilevazione dei dati inerenti ai costi e ai proventi e dei dati riguardanti i risultati raggiunti;

3. valutazione complessiva dell’attuazione degli obiettivi e misurazione dell’efficacia, dell’efficienza ed economicità dell’azione.

L’attività di controllo è di supporto alla gestione e deve essere orientata al miglioramento continuo che può avvenire tramite:

1. meccanismi di feed-back che confrontano i dati consuntivi e gli obiettivi programmati e consentono di prendere decisioni al fine di migliorare la programmazione e l’attività futura;

2. meccanismi di feed-forward che analizzano l’attività in corso di svolgimento e consentono di intervenire sulle condizioni che portano ai risultati richiesti.

Questo controllo dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) un sistema gestionale orientato ai risultati, attraverso un’attenta pianificazione ed un monitoraggio costante e trasversale ad ogni attività, che coinvolga i singoli servizi ed i loro responsabili. Gli obiettivi devono essere concertati tra organi politici ed amministrativi coinvolti (giunta e responsabili dei servizi) ed essere orientati al perseguimento delle finalità dell’ente.

In sostanza, fattori qualitativi, indicatori di efficienza, efficacia, economicità vanno indirizzati nell’ottica di una generale ottimizzazione del servizio pubblico, utili alla programmazione, al monitoraggio della gestione, al riscontro delle previsioni iniziali ed alla valutazione dell’operato dei dirigenti e del personale: gli indicatori ad esempio devono essere chiari ed intelligibili, poiché un numero troppo elevato di indicatori può creare confusione e non convenire ad una ponderata interpretazione.

Importante per la P.A. è non essere autoreferenziale: l’impulso all’ottimizzazione non deve essere visionato ed analizzato solo dall’interno e per solo scopi interni (non è un tutto per sé), ma deve coinvolgere i cittadini, le imprese, gli enti territoriali e diversi altri stakeholders.

A questo proposito, il modello privato di controllo di gestione coglie aspetti a tutto tondo, analizzando le dinamiche gestionale dal punto di vista economico, finanziario, organizzativo e qualitativo.

Si è discusso tanto sulla trasposizione del modello privato di controllo di gestione al modello pubblico. Ovviamente vi sono difficoltà di carattere legislativo, contabile e “tradizionale”, ovvero di quella difficoltà ad adattarsi al nuovo tipico di un sistema amministrativo “pachidermico” di concezione Weberiana. Il cambiamento, e più in particolare le modificazioni nei rapporti tra poteri, professionalità, e posizioni sociali nell’ente, crea conflittualità di carattere organizzativo, sia a livello individuale che di gruppo, che vanno a rispecchiarsi nei risultati finali (output).

Il modello privato adotta un sistema orientato alla diminuzione dei costi e alla valorizzazione dei servizi e del personale incaricato: questa necessità di trasporre il controllo di gestione di carattere imprenditoriale alla P.A. è supportata oltremodo dal fatto che la nuova autonomia degli enti locali ha imposto una restrizione delle risorse finanziarie. La legge costituzionale 3/2001 ha infatti imposto autonomia finanziaria di entrata e di spesa agli enti locali: è giunta l’ora di muoversi con le proprie gambe, portando all’attenzione della P.A. un’efficace analisi delle propria attività.

L’autogoverno delle risorse, l’efficienza della spesa, il miglioramento della qualità dei servizi erogati, il soddisfacimento della collettività e l’effettiva assunzione della responsabilità della gestione dei servizi costituiscono i punti essenziali del progetto di cambiamento dell’attività di qualsiasi ente locale.

Il controllo di gestione deve essere un intervento correttivo e non uno strumento ornamentale.

Fonti:

– Management Pubblico, G. Costa e S. De Martino, Etaslibri Milano, 1985.

– Risorse Umane e cambiamento organizzativo negli enti pubblici, M. Giannini e M. Bonti, Sviluppo & Organizzazione, n° 162/1997.

– Il controllo di gestione nella P.A. locale, P. Morigi, Maggioli Editore, 2001.

Per rimanere aggiornato con questo blog iscriviti ai Feed RSS

E tu cosa ne pensi ? Lascia il tuo commento

===========================================

Ti è interessato questo articolo?

Ricevi i continui aggiornamenti sulla gestione aziendale Iscrivendoti gratuitamente alla nostra Newsletter

Iscriviti subito e ricevi anche un Omaggio

Nome:
Email:
Rispettiamo la tua privacy e detestiamo lo spamming quanto te: il tuo indirizzo non sarà comunicato, ceduto o prestato a NESSUNO. Ogni e-mail di aggiornamento conterrà un link da cui potrai cancellarti facilmente e con un solo click.
Consenso al trattamento dei dati personali e sensibili ai sensi del T.U. Privacy (D.Lgs. 196/03).

===========================================


Diventa Fan su Facebook alla ns. pagina “Mondo d’impresa “

Read More

Cosa dovrebbe fare un'impresa con Basilea 2

Sin dal 2003 si diceva che “Il rating porterà le aziende ad occuparsi di più della loro sicurezza futura, evitando di vivere alla giornata”

infatti il miglioramento del rating è un vantaggio non solo per la banca ma lo è soprattutto per l’impresa che acquista potere di acquisto sul costo del denaro e ha condizioni più favorevoli per le concessioni di credito.
A tale proposito ,si rendono necessari l’utilizzo di sistemi di controllo di gestione e di pianificazione, intesa come la capacità previsionale di tenere conto di variabili, dati e azioni volti a orientare l’attività futura verso obiettivi prefissati.

Basilea 2 premierà ovviamente i clienti bancari con rating più elevato ed imporrà quindi agli istituti di credito di lasciare da parte il ruolo di “soli finanziatori”, per muoversi anche verso il settore consulenziale.

Ma questo si è poi avverato? tu cosa ne pensi?

clicca qui se vuoi conoscere il tuo rating

Read More

Filosofie di contabilità direzionale: IL JUST IN TIME

Il Just in time ,detto anche gestione a scorte zero è una metodologia con la quale si tende a ridurre le attività che non aggiungono valore al prodotto /servizio finale ; ogni attività svolta in azienda deve giustificarsi per il contributo dato alla creazione del valore, sia in termini di contenimento dei costi che in termini di incremento di ricavi .

acquisti-just-in-time-magazzino-aziendale

Infatti uno degli obiettivi delle logiche attribuite al Just in time consiste nell’individuare e tendere alla riduzione di quelle attività che non sono funzionali all’incremento del valore prodotto, appurando quale sia il valore aggiunto che ogni spesa origina e portando il reddito di impresa ad essere la sommatoria degli stessi generati dalle varie funzioni .

Adattando la filosofia del Just in Time si possono ottenere vantaggi più competitivi poiché l’Azienda , avendo meno costi strutturali , sarà maggiormente flessibile ed aperta all’innovazione riuscendo a rendere disponibile risorse che altrimenti avrebbero dovuto essere impegnate nelle classiche operazioni legate alla gestione di magazzino .

Il Just in Time avvicinando l’azzeramento delle scorte tende a diminuire le spese di trasporto, di fermata , di attesa , riducendo perciò in genere gli sprechi . I materiali devono viaggiare il meno possibile , e le operazioni di carico / scarico e invio in produzione devono essere semplici e veloci.

Il Just in Time può notevolmente ridurre :
a) le scorte con conseguenti risparmi sui costi legati al loro mantenimento
b) costi di ordinazione, ricevimento e controllo ,
eliminando i riflessi negativi sull’efficienza delle lavorazioni e dei servizi alla clientela.

Gli oneri di acquisto materiali e di trasformazione vengono sostenuti in relazione ai prodotti venduti ; sono quindi spesati a costo del venduto e rettificati a fine periodo del valore delle giacenze.
Noterete pertanto la differenza fra il modello classico , dove il magazzino costituisce una posta di “attività” ed il JIT che lo indica come “spreco”

Il Just in Time considera anello importante i Fornitori che , una volta informati degli obiettivi del Cliente , diventeranno un suo partner stretto , assicurando approvvigionamenti senza interruzioni od ostacoli, consentendogli quindi acquisti calibrati che faranno risparmiare molti costi fissi .

E tu cosa pensi? Lascia i tuoi commenti

Per ricevere le nostre  novità e gli aggiornamenti generali   iscriviti alla ns. newsletter

Per rimanere aggiornato con questo blog iscriviti ai Feed RSS

Read More

Basilea 2: Il vantaggio di essere considerati Retail

Il Comitato di Basilea classifica le imprese in base al Fatturato :
· Fino a € 5 milioni (esposizione inferiore a € 1 milione) sono RETAIL
· Fino a € 50 milioni sono PMI
· Da € 50 milioni sono Corporate

E’ necessario considerare un’altra importante possibilità offerta alle banche dal nuovo Accordo di Basilea.
Queste, infatti, possono classificare come retail le PMI verso le quali hanno un’esposizione, a livello di gruppo, inferiore a 1 milione. Con l’entrata in vigore di Basilea2 è riconosciuta una importante riduzione del capitale di vigilanza (che si traduce per le imprese in costi del credito inferiori ), che una banca deve stanziare a fronte dei crediti gestiti nell’ambito di un portafoglio al dettaglio, rispetto a quanto accade normalmente per la classe dei crediti verso le imprese:

E’ significativo che le imprese conoscano dalla banca a quale classe sono destinate, infatti si hanno conseguenze interessanti sulla relazione che c’è tra l’importo dell’esposizione ed il capitale di vigilanza che, la banca deve destinare a riserva.

Per le imprese che restano sotto la soglia dei 5 milioni di euro, è importantissimo comprendere se l’ Istituto di Credito al quale si sono rivolte , sia in grado di gestire l’esposizione nell’ambito di un portafoglio al dettaglio (Retail).

Di solito ogni impresa, anche la più piccola, è oggetto di stima individuale:
Per rendere l’idea, prendendo spunto da un esemplare lavoro del Dott.Marco Lorenzo Riva in “Basilea 2: come ragioneranno le banche-Diamint.com Srl Editore ” ,con un esempio pensiamo ad una banca che procede a valutare singolarmente mille piccoli esercizi commerciali , che propongono i soliti e simili articoli di souvenirs in una località turistica.
Nell’organizzazione del portafoglio al dettaglio vi è la considerazione che gli esercizi commerciali hanno caratteristiche di rischio simili, perciò si può procedere alla stima del rischio delle esposizioni su base aggregata
La banca non è quindi tenuta ad attribuire una valutazione ad ogni singolo piccolo negozio, ma può prendere in considerazione l’insieme (pool) dei piccoli esercizi commerciali , attribuendo allo stesso i parametri per la quantificazione del rischio associato.
La banca non sarà più costretta a procedere ad una valutazione individuale dei parametri espressivi del rischio di ogni negozio, ma si limiterà, a domiciliarlo nel pool cui appartiene, sulla base delle caratteristiche che sono state individuate nel momento in cui la banca ha elaborato la mappa degli insiemi delle esposizioni al dettaglio
Tuttavia, ciò non impedisce che le esposizioni al dettaglio siano trattate su base individuale in determinate fasi del processo di gestione del rischio. Il fatto che un’esposizione abbia un rating specifico non ne preclude di per sé l’ammissibilità al trattamento “retail”.
Ciò significa lasciare le vecchie metodologie di credito “relazionale” e applicare dei criteri più efficienti, basati su decisioni automatiche attraverso l’uso di modelli di scoring.
Implementare tali sistemi ha dei costi elevati e, al momento, le banche italiane che già ne dispongono sono poche e quasi tutte di grandi dimensioni.

Fonti:

La possibile svolta positiva per le PMI (Gabriele Sabato) Rivista Basilea 2 n. 2 aprile-giugno 2005 Editrice le Fonti
-Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria Accordo Basilea 2 Giugno 2004
Basilea2: Come ragioneranno le banche di Marco Lorenzo Riva – Basilea 2 – Diamint.com S.r.l Editore

Le informazioni contenute nel presente articolo sono state predisposte dalla Plan Consulting come ulteriore servizio reso ai nostri Visitatori.
Esse costituiscono solo una introduzione generale alla materia e pertanto Vi raccomandiamo di richiedere un parere legale o consulenziale specifico riferito al concreto caso di specie prima di prendere qualsivoglia provvedimento basato sulle informazioni qui contenute.
La Plan Consulting declina ogni responsabilità derivante da eventuali provvedimenti presi o non presi sulla base di quanto riportato nel presente articolo.

Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto

Read More

Il Kaizen- miglioramento continuo

Il Controller, pressato dalle sempre più competitive circostanze, deve tendere all’utilizzo di sistemi più evoluti di contabilità direzionale e sacrificare un po’ di tempo alla contabilità generale ed agli aspetti fiscali dedicandolo alla conoscenza di tecnologie delle attività produttive e degli aspetti organizzativi dei nuovi processi, al fine di rientrare nel team di management che tutela ed assicura il valore aggiunto che il Cliente potrà cogliere.

Le imprese giapponesi sono state le prime ad attuare il vantaggio competitivo della produzione snella che indica il minor consumo delle risorse impiegate ad ogni livello organizzativo, ottenendo il massimo rendimento grazie all’esatto impiego dei flussi produttivi, riducendo al minimo il magazzino (just in time e kanban) e valorizzando il miglioramento continuo dell’intera organizzazione (kaizen).

Read More

Il metodo IRB influenza il costo per l'impresa

Col nuovo accordo di Basilea 2 le banche saranno vincolate ad accantonare più capitale a fronte di crediti per aziende più rischiose. Per calcolare tale capitale il Comitato di Basilea lascia libertà alle Banche di scegliere quale metodo adottare per l’attribuzione dei rating. Il metodo Standard che basa le stime dei rating ad agenzie specializzate esterne , e i metodi di stima interna che sono il metodo IRB base ed il metodo IRB avanzato .

Il punto di arrivo, per la quasi totalità del sistema bancario, sarà l’adozione dei sistemi IRB

Ciò comporterà nei prossimi anni un ampliamento dei differenziali di competitività tra le banche più organizzate e quelle che, continueranno per un periodo più o meno lungo ad adottare il metodo standard .
Le banche che decideranno di applicare questo l’approccio IRB dovranno calcolare due input:
la probabilità di insolvenza (PD) e la perdita attesa dopo l’inadempienza LGD input importante che varia al variare delle garanzie prestate .
Con il metodo IRB la banca sarà in grado di quantificare e stimare correttamente un coefficiente di rischio per ogni impresa .
L’accordo Basilea 2 prevede che gli Istituti di Credito che si avvalgono dei metodi IRB vengono premiati, rispetto a quelli che rimangono agganciati al metodo standard: a parità di qualità delle esposizioni, ad esse viene infatti richiesto di possedere un capitale di vigilanza inferiore ed i costi del denaro per i clienti sono destinati ad essere influenzati dal processo di stima del rischio (quindi dal rating a loro attribuito).
Per una impresa è fondamentale che il rapporto CV / EAD (capitale di vigilanza da accantonare) sia il più basso possibile , infatti più basso è il Capitale di vigilanza accantonato e minore sarà il costo per l’impresa .

E’ utile che le imprese che se lo possono permettere cerchino le banche che, stimano il rischio con criteri IRB, perciò vengono premiate in termini di minore capitale di vigilanza che devono stanziare, e sono pertanto in grado di applicare condizioni migliori.
Le imprese che sapranno accorgersi di questo processo e avranno la forza di cercare la banca che fa per loro saranno quelle che beneficeranno dell’introduzione dell’Accordo.

FONTI:

Basilea2: Come ragioneranno le banche di Marco Lorenzo Riva – Diamint.com Srl Editore
Basilea 2 :La possibile svolta positiva per le PMI (Gabriele Sabato) Rivista Basilea 2 n. 2 aprile-giugno 2005 -Editrice le Fonti

Le informazioni contenute nel presente articolo sono state predisposte dalla Plan Consulting come ulteriore servizio reso ai nostri Visitatori.
Esse costituiscono solo una introduzione generale alla materia e pertanto Vi raccomandiamo di richiedere un parere legale o consulenziale specifico riferito al concreto caso di specie prima di prendere qualsivoglia provvedimento basato sulle informazioni qui contenute.
La Plan Consulting declina ogni responsabilità derivante da eventuali provvedimenti presi o non presi sulla base di quanto riportato nel presente articolo.

Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto

Read More