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La pianificazione… serve per l'azienda?

“Se non sapete dove state andando, probabilmente finirete da qualche altra parte”

Laurence Peter

business-plan-pianificazione-aziendale

Sono particolarmente legato a questa frase che riassume un po’ il mio pensiero per ciò che riguarda la gestione aziendale, tant’è che prendendo spunto dalla pianificazione ho chiamato la mia società Plan Consulting

Ho sperimentato poi i vantaggi che ne derivano dalla pianificazione ed a quel punto ho adottato strumenti base come budget e pianificazioni finanziarie.

Sono convinto che il fatto di pianificare la gestione aziendale è fondamentale per il nuovo ragionare dell’Azienda, poiché la pianificazione porta e porterà molti piccoli imprenditori a mutare il loro modo di fronteggiare il lavoro, fissando in precedenza degli obiettivi aziendali stabilendo le linee guida per il loro ottenimento e sviluppando azioni e tempi di esecuzioni delle operazioni di gestione.

Una volta stabiliti gli obiettivi realistici e le strategie, entra in gioco il controllo di gestione, che agisce per rendere efficaci ed efficienti tutte le risorse aziendali atte al conseguimento degli obiettivi.

Tra gli obiettivi principali io citerei l’equilibrio finanziario e la compatibilità delle risorse reali con programmi di sviluppo, perciò il controllo di gestione deve essere esteso anche all’area finanziaria permettendo la pianificazione delle risorse e dei bisogni, facendo in maniera che l’attenzione dell’imprenditore sia concentrata non solo all’aumento dei fatturati, ma anche all’ ottimizzazione dei flussi finanziari.

Consiglio vivamente di applicare la pianificazione per chi vuole mettere sotto controllo la propria azienda perché ti fa rendere conto di come ti incamminerai da un punto di vista finanziario e di quali e quante fonti di finanziamento hai bisogno.

Come specificato anche in Amministrare l’Azienda trattandosi di previsione, può succedere che alcuni importi possono cambiare probabilmente però ci si avvicinerà al saldo preventivato, e se comunque succedono degli imprevisti, con dei semplici accorgimenti, ti puoi preparare a organizzarti in qualsiasi situazione.

A Cura di Patrizio Gatti,

Articolo pubblicato anche nel  blog di Bruno Editore www.giacomobruno.it
Autore di “Amministrare l’Azienda

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Ciao Patrizio Gatti

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Ebook -Forse è meglio pubblicizzarli offline

Ebook -Forse è meglio pubblicizzarli offline

Per me è stato un piacere vedere pubblicato questo mio articolo  sul blog www.giacomobruno.it ,  il  blog di  Bruno Editore

A pochi avevo detto che avrei scritto un ebook.


Perciò ho cercato di pubblicizzare l’evento anche andando a bussare alla porta di 2 quotidiani locali molto venduti nella mia zona ed ecco un piccolissimo risultato.

Certo nella mia provincia parlare di ebook, secondo me per la stragrande maggioranza della popolazione, è come parlare di un qualcosa di poco concreto o difficile da immaginare.

Prima di me ne aveva parlato, e con gran successo, lo stimatissimo amico Giancarlo Fornei.
Apprezzo moltissimo i 2 giovani giornalisti che mi hanno ascoltato e ringrazio Giacomo Bruno e lo staff completo della Bruno Editore per avermi dato questa occasione.

Invece nelle vostre zone cosa ne pensa la gente?

Ecco 2 brevi articoli:
il primo pubblicato al Quotidiano La Nazione il 24 giugno 2008 –Agenda di Massa – Carrara


Il secondo pubblicato Domenica 6 luglio sul Quotidiano il Tirreno –Cronaca di Carrara

clicca per ingrandire l’immagine

A Cura di Patrizio Gatti
Autore di Amministrare l’Azienda

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Il magazzino? da mettere sotto controllo!!!

Ormai è diventato strategico non avere magazzini gonfi.

Magazzini dilatati di solito significano debiti alti verso fornitori, o banche, oppure mancanza di liquidità.


Ok, hai il magazzino alto ma effettivamente qual è il suo valore?
E’ vero, hai il valore di magazzino ma alla banca che ti valuta un finanziamento gli interessa vedere un magazzino gonfiato?
Se acquisti oggi, per molti settori, domani è già in corso una svalutazione e riduzioni di valore di magazzino potrebbero significare perdite aziendali e in questo caso diventerebbe più difficile ottenere eventuali finanziamenti bancari.

E allora… come si fa a tenere sotto controllo questa misura?

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A cosa serve la contabilita' analitica?

Come e perché ti dovresti interessare alla contabilità analitica?


contabilita-analitica-azienda
La contabilità analitica serve a vedere se un reparto guadagna o perde, se una commessa è redditizia o no.

Ho ancora in mente un caso reale in cui il titolare di una Azienda che era regolarmente in utile ed era composta da più reparti di produzione, aveva la sensazione che alcuni reparti rendevano di più mentre aveva l’impressione che un reparto non rendesse e queste risposte dai dati dal bilancio non riusciva ad averle.

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Controllo gestione aziendale-La costanza e' importante?

Quando mi trovo ad insegnare ad un amministrativo mi vengono naturali fare alcune raccomandazioni proprio prendendo come spunto la mia esperienza lavorativa.

Queste raccomandazioni si sono trasformate nell’acronimo C.P.C.M., suggerimenti secondo me basilari per mantenere un controllo di gestione efficace.

Vediamone per ora brevemente solo uno :

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Come controllare le condizioni per fare sentire “sotto esame” il funzionario bancario

Come fare sentire “sotto esame” il funzionario bancario

Articolo di Patrizio Gatti tratto dal blog www.GiacomoBruno.it

Nel marzo 2008 mi sono trovato con un cliente che mi ha conferito l’incarico di controllare le trattative bancarie, di fronte ad una impiegata di un Istituto di Credito che aveva il compito di seguire le imprese.
Le ho fatto notare che le condizioni che applicavano all’impresa in questione erano troppo alte chiedendole di verificare la possibilità di un rimborso sulle condizioni passate.
La Sua risposta è stata che per il passato sarà difficile riottenere qualcosa e se comunque il mio cliente aveva visto che non le venivano applicate le condizioni trattate e non andavano bene avrebbe dovuto farlo presente un po’ prima .

Conoscendo la potenzialità del mio cliente le ho letto le condizioni che ci applicano in altri istituti chiedendole di verificare se anche la loro banca voleva adeguarsi oppure nostro malgrado saremmo stati costretti a spostare il lavoro da altre parti .

Come quasi per miracolo dopo aver sentito i suoi superiori ci è stato comunicato che saranno applicate le condizioni molto più favorevoli .

Morale della storia :
E’ evidente che con aziende che hanno il rating (valutazione) molto buono hai molto potere di negoziazione ed è quindi più semplice ottenere buone trattative.

Questo è solo un esempio tra i tanti che mi capitano nel mio lavoro e quello che ne viene fuori è che il metodo di comportamento nei confronti del Bancario di riferimento ora ce lo dovrebbe suggerire il nostro punteggio, cioè non possiamo pretendere ottime condizioni se abbiamo una valutazione di rating poco soddisfacente.

Imparare a conoscere il rating significa anche imparare a conoscere fino a dove si può arrivare in termini di condizioni.
Non aspettare gli estratti conto per scoprire che la Banca ti sta applicando dei tassi o spese troppo alte.

Incontra periodicamente o telefona al funzionario bancario di riferimento e fallo sentire “amichevolmente” sotto esame come lui ti farebbe sentire nel caso di un tuo sconfinamento dal fido di conto corrente .

A Cura di Patrizio Gatti
Autore di “Amministrare l’Azienda

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Nei settori tradizionali la liquidita' diminuisce con l’aumentare del fatturato? E' vero?

Come è possibile che nei settori tradizionali la liquidità diminuisce con l’aumentare del fatturato?Articolo di Patrizio Gatti tratto dal blog www.GiacomoBruno.it

Pur sembrando illogico, nei settori tradizionali, molto spesso la liquidità diminuisce con l’aumentare del fatturato.

Spesso i crediti verso clienti non vengono riscossi nelle tempistiche giuste o addirittura non saldati con la prontezza occorrente a pagare i debiti verso fornitori.

La redditività si riduce con l’assunzione di altro personale . Occorre altro spazio per la struttura, ed aumentano i costi fissi.
Quindi chi punta all’aumento dei fatturati dovrebbe tenere sotto controllo lo sviluppo dell’azienda tramite piani finanziari e budget.

Occorre stare attenti ai finanziamenti per l’espansione cioè non si dovrebbe mai, a mio avviso, pensare di pagare i debiti con i fatturati sperati

Se non hai le giuste risorse alle spalle nel caso in cui gli incassi non vanno come pensavi, dopo sono “dolori”. Io sono particolarmente fissato con la liquidità aziendale per me è un aspetto che un imprenditore deve curare molto attentamente.

E’ inutile lavorare tanto e non incassare o incassare male, o è un peccato andare a pagare troppi interessi alle banche poiché non è stata gestita bene la parte finanziaria.

Certo, come affrontato anche nell’Ebook “Amministrare l’Azienda”, questa affermazione può essere in parte smentita da chi ha completamente un business online dove i costi generalmente sono inferiori a quelli di un’azienda operante nei settori tradizionali e gli incassi vengono fatti prima di dare il prodotto servizio.

E tu cosa ne pensi?
A presto…

A Cura di Patrizio Gatti
Autore di Amministrare l’Azienda


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Amministrare l'Azienda -il mio ebook su Autostima.net

L’8 luglio 2008 sarà pubblicato il mio ebook “Amministrare l’Azienda ” da Bruno Editore – Autostima.net il più grosso editore online italiano di ebook .

amministrare-azienda-ebook

L’Ebook è stato pensato per chi intende iniziare una attività , all’imprenditore che vuole avere una guida veloce all’impiegato che vuole avere una base per il controllo aziendale ed anche ad un neo laureato con un ottima preparazione teorica ma non pratica .

Vedrai come pianificare i movimenti bancari , la gestione dei finanziamenti, e come impostare un primo controllo di budget economico, il punto di pareggio e a cosa serve.

Non si tratta di teoria ma vengono anche fatti esempi concreti. Forse è meglio che ti lascio alla pagina di presentazione

Clicca qui per conoscere maggiori dettagli

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Deducibilita' degli interessi passivi alla luce della Finanziaria 2008

La Finanziaria 2008 pur diminuendo l’ aliquota IRES dal 33% al 27,5% ha introdotto importanti modifiche al calcolo della base imponibile tra cui quella riguardante gli interessi passivi.

I soggetti coinvolti in questo nuovo meccanismo sono soltanto le società di capitali escluse banche e società finanziarie.

Secondo le nuove regole gli interessi passivi sono interamente deducibili fino a concorrenza degli interessi attivi e altri proventi equiparati.

L’eventuale eccedenza è deducibile nel limite del 30% del risultato operativo lordo della gestione caratteristica (ROL).

Per risultato operativo lordo della gestione caratteristica si intende la differenza tra il valore della produzione e i costi della produzione. Gli interessi passivi che, in seguito al calcolo sopra illustrato sono indeducibili, possono essere rinviati ai periodi d’imposta successivi.

Anche per gli interessi passivi rinviati al futuro si applica la regola che l’eccedenza degli interessi passivi su quelli attivi non deve superare il 30% del risultato operativo lordo.

La nuova regola si applica a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2007.

Tuttavia la Finanziaria prevede delle particolari agevolazioni per primi due anni di applicazione delle nuove disposizioni:

primo anno di applicazione: il limite di deducibilità è incrementato di 5.000 euro

secondo anno di applicazione: il limite di deducibilità è incrementato di 10.000 euro

regime di deducibilità degli interessi passivi ha evidenziato una forte penalizzazione per le imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, che generalmente hanno scarsa liquidità e ricorrono frequentemente al credito bancario per i loro investimenti.

Di fatto questa importante novità non tiene conto della reale situazione economica – finanziaria del nostro Paese in quanto un’ impresa che si trova in una situazione di indebitamento non solo deve sostenere rilevanti interessi passivi ma non beneficia neppure dell’ alleggerimento della pressione fiscale attraverso la riduzione dell’ aliquota IRES che addirittura aumenta.

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IL CONTROLLO DI GESTIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il decreto legislativo 267/2000 è il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali e codicizza la decennale opera del legislatore iniziata con la legge 142 del 8 giugno 1990

Particolare attenzione è rivolta al controllo di gestione quale strumento in grado di garantire

1. la realizzazione degli obiettivi programmati;

2. la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche;

3. l’imparzialità ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione (P.A.);

4. la trasparenza dell’azione amministrativa.

Il controllo di gestione è definito:

la procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l’analisi delle risorse acquisite e della comparazione tra i costi e la quantità e qualità dei servizi offerti, la funzionalità dell’organizzazione dell’ente, l’efficacia, l’efficienza ed il livello di economicità nell’attività di realizzazione dei predetti obiettivi.” (art. 196, comma 2, T.U.E.L. 267/2000).

E’ utile ricordare cosa si intende per efficacia, efficienza ed economicità (3E):

1. efficacia: esprime il rapporto fra il prodotto di una determinata attività e l’obiettivo assegnato sia dal punto di vista qualitativo e quantitativo, che dal punto di vista temporale;

2. efficienza: esprime il rapporto fra il costo (risorse consumate ovvero input) ed il prodotto di una determinata attività (output);

3. economicità: esprime il grado di copertura dei costi di gestione per ogni singolo servizio attraverso un determinato ammontare di proventi generati dal servizio stesso.

La realizzazione avviene in 3 fasi:

1. elaborazione di un piano degli obiettivi;

2. rilevazione dei dati inerenti ai costi e ai proventi e dei dati riguardanti i risultati raggiunti;

3. valutazione complessiva dell’attuazione degli obiettivi e misurazione dell’efficacia, dell’efficienza ed economicità dell’azione.

L’attività di controllo è di supporto alla gestione e deve essere orientata al miglioramento continuo che può avvenire tramite:

1. meccanismi di feed-back che confrontano i dati consuntivi e gli obiettivi programmati e consentono di prendere decisioni al fine di migliorare la programmazione e l’attività futura;

2. meccanismi di feed-forward che analizzano l’attività in corso di svolgimento e consentono di intervenire sulle condizioni che portano ai risultati richiesti.

Questo controllo dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) un sistema gestionale orientato ai risultati, attraverso un’attenta pianificazione ed un monitoraggio costante e trasversale ad ogni attività, che coinvolga i singoli servizi ed i loro responsabili. Gli obiettivi devono essere concertati tra organi politici ed amministrativi coinvolti (giunta e responsabili dei servizi) ed essere orientati al perseguimento delle finalità dell’ente.

In sostanza, fattori qualitativi, indicatori di efficienza, efficacia, economicità vanno indirizzati nell’ottica di una generale ottimizzazione del servizio pubblico, utili alla programmazione, al monitoraggio della gestione, al riscontro delle previsioni iniziali ed alla valutazione dell’operato dei dirigenti e del personale: gli indicatori ad esempio devono essere chiari ed intelligibili, poiché un numero troppo elevato di indicatori può creare confusione e non convenire ad una ponderata interpretazione.

Importante per la P.A. è non essere autoreferenziale: l’impulso all’ottimizzazione non deve essere visionato ed analizzato solo dall’interno e per solo scopi interni (non è un tutto per sé), ma deve coinvolgere i cittadini, le imprese, gli enti territoriali e diversi altri stakeholders.

A questo proposito, il modello privato di controllo di gestione coglie aspetti a tutto tondo, analizzando le dinamiche gestionale dal punto di vista economico, finanziario, organizzativo e qualitativo.

Si è discusso tanto sulla trasposizione del modello privato di controllo di gestione al modello pubblico. Ovviamente vi sono difficoltà di carattere legislativo, contabile e “tradizionale”, ovvero di quella difficoltà ad adattarsi al nuovo tipico di un sistema amministrativo “pachidermico” di concezione Weberiana. Il cambiamento, e più in particolare le modificazioni nei rapporti tra poteri, professionalità, e posizioni sociali nell’ente, crea conflittualità di carattere organizzativo, sia a livello individuale che di gruppo, che vanno a rispecchiarsi nei risultati finali (output).

Il modello privato adotta un sistema orientato alla diminuzione dei costi e alla valorizzazione dei servizi e del personale incaricato: questa necessità di trasporre il controllo di gestione di carattere imprenditoriale alla P.A. è supportata oltremodo dal fatto che la nuova autonomia degli enti locali ha imposto una restrizione delle risorse finanziarie. La legge costituzionale 3/2001 ha infatti imposto autonomia finanziaria di entrata e di spesa agli enti locali: è giunta l’ora di muoversi con le proprie gambe, portando all’attenzione della P.A. un’efficace analisi delle propria attività.

L’autogoverno delle risorse, l’efficienza della spesa, il miglioramento della qualità dei servizi erogati, il soddisfacimento della collettività e l’effettiva assunzione della responsabilità della gestione dei servizi costituiscono i punti essenziali del progetto di cambiamento dell’attività di qualsiasi ente locale.

Il controllo di gestione deve essere un intervento correttivo e non uno strumento ornamentale.

Fonti:

– Management Pubblico, G. Costa e S. De Martino, Etaslibri Milano, 1985.

– Risorse Umane e cambiamento organizzativo negli enti pubblici, M. Giannini e M. Bonti, Sviluppo & Organizzazione, n° 162/1997.

– Il controllo di gestione nella P.A. locale, P. Morigi, Maggioli Editore, 2001.

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