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Impresa in crisi:Porte in faccia dal sistema bancario-Una testimonianza reale

Continuo a ricevere e mail da Aziende che non riescono ad accedere al credito e ricevono porte in faccia dal sistema bancario , mentre qualche mese fa quando le cose andavano a gonfie vele alcune di queste imprese  venivano ricercate dagli Istituti Bancari per l’apertura dei fidi .

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Mi sono preso a cuore questo argomento perchè vedo che sta penalizzando anche tante brave persone che hanno magari fatto errori in passato oppure che non sono stati in grado di crearsi dei patrimoni tali da risparmiare loro sofferenze finanziarie in caso di crisi.

Certo ,io dico sempre  che è giusto dare sempre meglio il credito a chi può avere capitali  e, a chi è stato in grado di crearsi un patrimonio e una buona reputazione bancaria  , quindi un  RATING BUONO , credo però che in questi momenti sia utile salvaguardare anche i più deboli .
Purtroppo il sistema bancario continua a non finanziare chi stà “male finanziariamente “
Voglio pubblicare una parte di e-mail sintomatica di ciò che sto dicendo di una azienda del Nord Italia che mi ha dato il permesso di pubblicare il testo della sua e mail coprendo il nome per motivi di privacy .

AH DIMENTICAVO !!!
Nella mail di risposta ho consigliato di valutare se ci fossero stati i presupposti di rivolgersi  agli Osservatori della Prefettura secondo le istruzioni dettate dal Ministero  www.interni.it

Buona lettura con il testo dell’e-mail:


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” Egregio direttore,
con la presente vogliamo denunciare il malessere e lo stato d’addandono in cui si trovano moltissime piccole e medie industrie in questo periodo di crisi; le Istituzioni continuano ad assicurare che nessuno sarà abbandonato e sollecitano le banche a finanziare questi imprenditori.
Ma esistono queste banche?


Siamo i titolari di una piccola azienda del settore … , di 12 dipendenti di cui la maggior parte extracomunitari con mogli e figli a carico e mutui in corso, sorta nel 1972, quindi con esperienza consolidata nella produzione di ….


Iniziò nostro padre e noi figli stiamo continuando il suo progetto in cui abbiamo sempre creduto, concentrando tutte le nostre energie nell’impresa.
Negli ultimi anni per essere concorrenziali, competenti e qualificati rispetto al mercato, abbiamo investito nella nostra impresa innovando lay-out, ampliando il fabbricato ed installando nuovi impianti tecnologici.


Da inizio 2009 anche noi, purtroppo abbiamo riscontrato una brusca frenata del lavoro, gli ordini sono diminuiti e sempre più spesso ci viene richiesta la proroga della data di consegna concordata, l’allungamento dei tempi di pagamento o peggio ancora l’annullamento degli ordini stessi.


A causa di questa crisi mondiale siamo stati costretti a ricorrere agli ammortizzatori sociali richiedendo la cassa integrazione guadagni per tutti i nostri dipendenti a partire dal mese di gennaio e a tutt’oggi, non siamo in grado di prevedere una ripresa.


Alcuni giorni fa, il Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in un’intervista televisiva, ha dichiarato che le piccole e medie industrie rischiano l’asfissia per mancanza di liquidità e le banche devono aiutare queste aziende altrimenti l’economia italiana muore.
E sorge nuovamente spontanea la domanda, ma esistono queste banche?
Secondo la nostra esperienza no.


A metà settembre 2008, per la prima volta, in oltre 30 anni di attività, ci siamo trovati in difficoltà ad onorare i nostri debiti e ritenendo ciò campanello di allarme per quanto sarebbe successo nell’immeditato futuro, abbiamo chiesto a due banche locali, le stesse con cui abbiamo iniziato la nostra attività nel 1972, un finanziamento.
La prima immediatamente ha dato risposta negativa.
La seconda dopo vari tentennamenti e false illusioni ha risposto negativamente in giugno 2009, esattamente 9 mesi per dirci letteralmente “Arrangiatevi, sono problemi vostri, anche se fino a poco tempo fa eravate nella lista dei nostri migliori clienti”.


Già 9 lunghi mesi di una febbrile attesa, dove abbiamo cercato con tutte le nostre forze di continuare la nostra attività stringendo i denti e tenendo duro, seppur angosciati ed impotenti ma fiduciosi e speranzosi in una delibera favorevole al finanziamento richiesto, poi la doccia fredda.


In questo lasso di tempo non sono state effettuate altre valutazioni in quanto l’operazione sembrava andata a buon fine, come ci avevano fatto intendere e purtroppo la situazione è andata ad aggravarsi.


Ed inoltre, questa banca non ci ha risparmiato nulla, in quanto a metà settembre 2008 con una semplice telefonata ci ha dimezzato della metà il fido di castelletto per la presentazione degli effetti sbf, assicurandoci che non era un rientro tassativamente immediato, ma graduale, da rientrare nei limiti imposti entro dicembre 2008, ma ciò non è stato vero perché fin dal giorno successivo ci è stato impedito la presentazione di effetti.
Oggi 30 giugno saremo sottoposti ad una nuova revisione dei fidi, l’ultima è stata effettuata ad Aprile 2009, dove è stato bloccato completamente il conto corrente non permettendoci alcun tipo di operazione fino ai primi giorni di giugno.
Queste sono banche?
Invece di aiutare aumentano le commissioni per qualsiasi tipo di movimento, si permettono di stornare dalle distinte di presentazione gli effetti dei nostri clienti che loro ritengono a rischio.


Ma, oggi come oggi, chi è che non è cliente a rischio?
Anche noi purtroppo facciamo parte di questa lista e siamo consapevoli di creare difficoltà ai nostri fornitori. Ma come possiamo fare se loro non ci aiutano?
Cosa ne sanno loro, dello stato d’animo in cui ci siamo trovati la prima volta che siamo stati insolventi e ci siamo sentiti come ladri quando abbiamo dovuto avvisare chi non è stato pagato.


A questo punto è ovvio, sono le banche che decidono chi dovrà superare questa crisi e chi invece affonderà.


Certo come cambiano le situazioni, a suo tempo quando volevamo investire i nostri risparmi, eravamo ottimi clienti e senza scrupoli da parte loro, ci hanno venduto i Bot Argentini oppure le quote Parmalat, ora che necessitiamo veramente di un aiuto per superare questo momento di regressione, ci chiudono le porte in faccia.


Noi non sappiamo più come andare avanti, abbiamo perso ogni speranza e ribadiamo la delusione per l’atteggiamento del Governo e delle Banche.
Noi siamo persone oneste, che hanno sempre lavorato e chiediamo solo la possibilità di continuare a lavorare, portando avanti dignitosamente ciò che nostro padre ha creato con tanti sacrifici.

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Patrizio Gatti

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